IL DISTURBO DA DESIDERIO SESSUALE IPOATTIVO

Molte donne quando entrano nel mio ambulatorio mi riferiscono un disagio che non si spiegano, il non aver più desiderio o interesse sessuale. E io le rassicuro subito ponendo due tre domande, ad esempio: “fai sogni erotici?” o “quando bevi un bicchiere di alcool il desiderio riparte?” o ancora “come va la relazione con il tuo partner e/o sei soddisfatta del tuo lavoro?”

Sembrano domande banali, ma sono necessarie per porci il dubbio che quella donna presenti un disturbo del desiderio sessuale ipoattivo.

Vediamo insieme cos’è?

L’Hypoactive Sexual Desire Disorder (HSDD) o disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo consiste nella perdita di interesse nell’attività e nei pensieri erotici.

Depressione, ansia, stress, problemi relazionali, esperienze pregresse, farmaci e, meno spesso, cambiamenti ormonali possono ridurre il desiderio sessuale.

In questi casi può essere di aiuto migliorare la relazione e l’ambiente dell’attività sessuale, oltre a individuare cosa stimola sessualmente la donna.

Risultano utili le psicoterapie, in particolare la terapia basata sulla consapevolezza di sé.

Una riduzione temporanea dell’interesse sessuale è comune, spesso causata da situazioni passeggere, come la stanchezza. D’altro canto, il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo riduce i pensieri e le fantasie erotiche e il desiderio di attività sessuale per un periodo di tempo prolungato, più di quanto ci si aspetterebbe dall’età della donna e dalla lunghezza della relazione. Un desiderio sessuale ipoattivo è considerato un disturbo solo se provoca angoscia nella donna e se il desiderio è assente per tutta l’esperienza sessuale.

Quali possono essere le cause? Depressione, ansia, stress o problemi relazionali spesso riducono il desiderio e la motivazione sessuale, a cui contribuisce anche una bassa opinione della propria immagine sessuale, esperienze sessuali poco gratificanti, che si verificano quando uno o entrambi i partner hanno scarsa competenza o perché la donna non comunica le proprie esigenze erotiche. Le donne affette da questo disturbo tendono a essere ansiose e ad avere frequenti sbalzi d’umore.

L’uso di certi farmaci, fra cui gli antidepressivi (in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), gli oppioidi, alcuni anticonvulsivanti e i beta-bloccanti, oltre all’abuso di alcol, possono ridurre il desiderio sessuale.

Dato che i livelli di ormoni sessuali come l’estrogeno e il testosterone diminuiscono con l’età, il desiderio sessuale potrebbe ridursi parallelamente, anche se, nel complesso, il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo è altrettanto frequente sia nelle donne giovani sia in quelle di età più avanzata. Tuttavia, i cambiamenti nei livelli degli ormoni sessuali talvolta provoca una riduzione del desiderio. Ad esempio, nelle donne giovani e sane, cali improvvisi nei livelli di ormoni sessuali, quali possono verificarsi nelle prime settimane dopo il parto, possono ridurre il desiderio sessuale. 

Nelle donne di mezza età o più anziane, il desiderio sessuale può diminuire, anche se non è dimostrato che vi sia un collegamento con i cali ormonali.

Nelle donne più giovani, l’asportazione di entrambe le ovaie causa una diminuzione repentina degli ormoni sessuali (estrogeno, progesterone e testosterone), oltre alla sterilità. Inoltre, la causa dell’asportazione può essere il tumore. Tutti questi effetti possono contribuire a ridurre il desiderio sessuale. Nonostante le donne in tali casi assumano estrogeni, il desiderio sessuale può essere basso.

La diminuzione degli estrogeni può rendere le pareti della vagina più sottili, secche e non elastiche (vaginite atrofica), con conseguente dolore o fastidio durante il rapporto sessuale e perdita di interesse da parte della donna.

La diagnosi si basa sull’anamnesi e sulla descrizione del problema da parte della donna. Se la penetrazione è dolorosa, si procede a una visita ginecologica.

Una delle misure più utili per la donna consiste nell’individuare ciò che la stimola maggiormente e parlarne con il proprio partner. Potrebbe essere necessario ricordare al partner che le donne desiderano attività preparatorie (il che coinvolge il toccarsi o meno), per essere pronte all’attività sessuale. Ad esempio potrebbero desiderare di parlare in modo intimo, di guardare un film romantico o erotico oppure ballare, o ancora baciarsi, abbracciarsi o coccolarsi. Potrebbero desiderare di essere toccate in alcune parti del corpo, quindi i seni o i genitali (preliminari) prima di giungere al rapporto sessuale o ad altre attività che implichino la penetrazione. Alcune coppie sperimentano tecniche o attività diverse (fantasiose o con giocattoli erotici) per trovare gli stimoli efficaci.

In genere tutti i rimedi consigliati per la disfunzione sessuale possono risultare utili anche per aumentare il desiderio sessuale. Spesso il trattamento si concentra su fattori che contribuiscono a un ridotto desiderio sessuale, come depressione, un’immagine negativa di sé e problemi nella relazione.

Alcune donne trovano vantaggiose le psicoterapie, in particolare la terapia basata sulla consapevolezza di sé (MBCT), che consiste nell’imparare a concentrarsi su ciò che accade nel presente. La MCBT, solitamente svolta in piccoli gruppi, associa la terapia basata sulla consapevolezza di sé con la terapia cognitivo-comportamentale e riesce a favorire l’eccitazione, l’orgasmo e il conseguente desiderio di attività sessuale.

Altri trattamenti dipendono dalla causa. Ad esempio, se la causa può avere origini farmacologiche, ove possibile si sospende la terapia.

Se la causa del dolore è la vaginite atrofica, le donne possono trarre beneficio dagli estrogeni. Se il disturbo insorge dopo la menopausa, si possono consigliare gli estrogeni orali o in forma di cerotti o gel applicati su un braccio o una gamba. In queste forme, gli estrogeni interessano l’intero organismo e possono contribuire a migliorare l’umore, a ridurre le vampate di calore e i problemi del sonno, a mantenere la vagina in condizioni di buona salute e adeguatamente lubrificata per il rapporto sessuale. 

Tutti questi effetti possono contribuire a rendere la donna più interessata al sesso. Tuttavia, i medici di solito raccomandano alle donne in post-menopausa di assumere forme di estrogeno che interessino soprattutto la vagina, come le formulazioni vaginali in crema (dotate di applicatore in plastica), in ovuli o in anelli (simili a un diaframma). Queste formulazioni a base di estrogeni sono in grado di tenere la vagina in buona salute senza influire sull’umore, sulle vampate di calore e sul sonno. Se le donne che hanno conservato l’utero (non avendo subito un’isterectomia) assumono estrogeni orali o in cerotti o gel, devono associarli a un progestinico (una versione sintetica del progesterone) onde evitare di aumentare il rischio di tumore dell’epitelio uterino (tumore dell’endometrio).

Attualmente esiste anche l’opportunità di consigliare alla donna ormoni bioidentici, quali ad esempio testosterone locale che non implica alcun effetto collaterale sul profilo metabolico o sulla tutela ad esempio della mammella.

Sicuramente è un disturbo frequente, ma la soluzione migliore è parlarne con un professionista esperto che ascolti e accolga la richiesta di aiuto della donna.

Chi sono

Sono un medico specializzato in Ginecologia e Ostetricia, mi occupo di procreazione medicalmente assistita, aiuto le coppie a coronare il loro grande sogno di diventare genitori e le donne ad ascoltare e conoscere il proprio apparato sessuale.

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